La Questione Saharawi

Questione saharawi: quanti di noi ne hanno mai sentito parlare?

Quanti telegiornali, hanno acceso i riflettori su di un conflitto che investe il Sahara Occidentale dal 1975?

Eppure, nonostante da quella data siano intervenute più di 100 Risoluzioni ONU e diverse altre decine fra Parlamento Europeo, Corte Internazionale dell’Aia, Organizzazione dell’Unità Africana ed altri Organismi internazionali, possiamo tranquillamente definire la storia del popolo saharawi e del suo mancato diritto all’autodeterminazione, una storia ampiamente dimenticata.

Il territorio del Sahara Occidentale, sponda atlantica dell’omonimo deserto, ai confini con Marocco, Mauritania ed Algeria, è flagellato da ormai troppo tempo, da una situazione di conflitto che investe l’intera Regione e che porta inevitabilmente la popolazione civile a subire con maggiore disagio condizioni di vita geograficamente già di per sé non facili.

Le radici del conflitto, possono essere fatte risalire al periodo coloniale, nella fattispecie, all’espansione della Corona Spagnola che, dal 1884, stabilì in quest’area una sua nuova provincia. In un primo periodo, la Spagna, mostrerà alterni interessamenti verso la colonia africana, fino a che, sul finire degli anni ‘40, non verranno scoperti gli enormi giacimenti di fosfati nella zona di Bou Craa, che porteranno il Governo di Madrid ad esercitare un maggior controllo sull’area, piegando facilmente le resistenze locali e sedentarizzando forzatamente le popolazioni autoctone (per tradizione nomadi), al fine di avviare lo sfruttamento degli stessi giacimenti minerari.

Con la Carta delle Nazioni Unite, si aprirà, diversi anni più tardi, un periodo di attenzioni specifiche in sede ONU nei confronti del Sahara Occidentale, che verrà quindi iscritto nei “territori da decolonizzare”, prevedendo per la popolazione autoctona, la possibilità delle esercizio del diritto all’autodeterminazione, come per tutti i territori fino a quel momento sotto dominio coloniale. L’autodeterminazione avrebbe potuto concretizzarsi attraverso diverse forme: l’emancipazione totale rispetto allo Stato di riferimento (così come avverrà per la maggior parte di questi territori); la possibilità di un’autonomia limitata, oppure nella costituzione di legami privilegiati con gli Stati confinanti.

Nonostante alcune riserve iniziali, la Spagna sembrò comprendere le ragioni che arrivavano delle Nazioni Unite e, nel 1974, avviò un censimento della popolazione al fine della realizzazione di un referendum sul futuro status dell’area. Questo “cedimento” nella politica coloniale spagnola, allertò i confinanti Marocco e Mauritania, che intravidero una golosa possibilità di espansione dei propri confini ed avviarono una serie di rivendicazioni territoriali sulle terre in gioco. In realtà, sia l’ONU che la Corte Internazionale dell’Aia, investite poi della questione, si esprimeranno con estrema chiarezza, nel senso del diritto all’autodeterminazione per il popolo saharawi, che abitava il Sahara Occidentale prima della arrivo degli spagnoli.

Nel 1975 la Spagna deciderà finalmente di lasciare il territorio, ma anziché rispettare i patti, presi in sede internazionale nei termini del referendum, siglerà un accordo segreto con Marocco e Mauritania (accordo tripartito di Madrid), condannando il Sahara Occidentale all’invasione militare di quest’ultimi e comportandone perciò l’occupazione e l’arbitraria annessione.
Scoppierà così una guerra, che vedrà fronteggiarsi da un lato Marocco e Mauritania e dall’altro il Fronte Polisario, fronte di liberazione nazionale  (sostenuto diplomaticamente e militarmente dall’Algeria), rappresentante delle istanze del Popolo Saharawi. Questo periodo, che coinciderà con quello della Guerra Fredda, si protrarrà fino alla fine degli anni ‘80 e registrerà diversi momenti drammatici che vedranno il Polisario nella parte di Davide contro Golia e costringeranno la popolazione civile saharawi a fuggire, per rifugiarsi nella condizione di profughi, nel deserto algerino.

Nel 1979 la Mauritania deciderà per il ritiro, ratificando con il Polisario un accordo di pace, ma nel frattempo, sarà il Marocco ad invadere anche la zona precedentemente occupata dalla stessa Mauritania, iniziando altresì la costruzione di una serie di muri, a difesa del “proprio territorio”, che oggi superano i 2.700 Km e che dividono in due il Sahara Occidentale: la zona ad ovest (economicamente sfruttabile) controllata dal Marocco e quella ad est (decisamente più arida e improduttiva) sotto il controllo del Polisario.

Si dovrà attendere il 1988 per assistere al primo “piano di pace”, che prevederà il cessate il fuoco sotto il monitoraggio di una specifica Missione ONU (MINURSO) e l’organizzazione di un referendum in cui il Marocco accetterà la possibilità che la popolazione saharawi possa esprimersi sul proprio esercizio del diritto all’autodeterminazione. Gli anni a seguire, saranno tuttavia caratterizzati da tutta una serie di vani tentativi di organizzazione di questo referendum, non trovandosi mai un reciproco accordo sulle modalità di realizzazione. Il punto più controverso riguarderà in particolare i soggetti legittimati a votare. La proposta iniziale, che prendeva a riferimento la popolazione censita nel 1975 dalla Spagna, scontentava il Marocco che insisteva invece per estendere il diritto anche ai cosiddetti “coloni marocchini” (soggetti che, a seguito dell’occupazione, erano stati trasferiti dal Governo di Rabat).

La situazione porterà ad un’impasse ed a continui tentativi di conciliazione, fino agli anni novanta, quando si assisterà ad una nuova azione da parte del Segretario Generale delle Nazioni Unite, con la nomina di un inviato speciale per il Sahara Occidentale, nella persona di James Baker. Questi, abbandonerà in parte il piano del 1988, promuovendo invece un nuovo regolamento di pace finalizzato, anch’esso, l’organizzazione di un referendum (quindi venendo in questo senso incontro alle istanze dei saharawi), ma che tuttavia legittimasse al voto anche i soggetti residenti nel Sahara Occidentale dall’anno precedente all’organizzazione del voto (comprese quindi le migliaia e migliaia di coloni marocchini). Il piano, non troverà il consenso del Polisario, che giudicherà inaccettabili i continui invii di nuovi marocchini nei territori occupati, fattore che negli ultimi anni, aveva irrimediabilmente falsato l’assetto della popolazione originaria.

Nel 2003, si assiste quindi ad un’ennesima revisione del piano di pace, più incline alle istanze del Polisario, restringendo il requisito della residenza al 30.12.1999, ma incontrando fatalmente il diniego del Marocco che assumerà d’ora in poi una posizione piuttosto intransigente. Rabat, sosterrà di non poter mai accettare nessuna soluzione che preveda l’indipendenza del Sahara Occidentale, potendo concedere, al massimo, limitate forme di autonomia, all’interno comunque della Monarchia marocchina.

Arriviamo quindi ai giorni nostri, ed ai nuovi tentativi di negoziati diretti fra le parti per giungere ad una soluzione conciliante. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha adottato il 31 ottobre 2007, una Risoluzione che chiede la prosecuzione dei Negoziati fra il Marocco e il Fronte Polisario sul futuro del Sahara Occidentale. Nella sua Risoluzione, il Consiglio di Sicurezza, sollecita Marocco e Fronte Polisario a perseverare nella strada del dialogo e ad impegnarsi in negoziati sostanziali sul futuro del territorio. Questa Risoluzione, consolida la dinamica generale tra due cicli di negoziati diretti, precedentemente avviati fra le parti e sostiene la richiesta del Consiglio di Sicurezza di avviare negoziati sostanziali in occasione del terzo ciclo, da tenersi in termini brevi. Fronte Polisario e Marocco hanno avuto una prima serie di negoziati diretti, sotto l’egida dell’ONU, il 18 e il 19 giugno 2007, quindi il 10 e 11 agosto. Le parti hanno accettato di riunirsi nuovamente, non individuando tuttavia nessuna data. Il Polisario, rifiuta la proposta marocchina di autonomia all’interno della monarchia marocchina e richiede l’organizzazione del referendum di autodeterminazione nell’ex colonia spagnola, che darebbe ai saharawi la scelta fra tre opzioni: l’annessione al Marocco, l’autonomia o l’indipendenza.


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Comments

Come osi paragonare lo sharawi alle partite dell’italia?!?!
come osi pensare che sia più importante dare queste notizie più che informare il popolo italiano dell’unghia incarnita di Totti?

sei proprio irrispettoso.

Scherzi a parte non conoscevo nel dettaglio la storia di questo popolo ma mi sembra che la sua storia rifletta quella di molte altre popolazioni schiacciate da decenni da una forza occupante e l’Onu parla….. anche se nessuno lo ascolta.

Grande Nico, non se ne poteva più di aspettare questo articolo! ;-)
Grazie

Eh, sai come’è con questi computer scassati…
O forse è più la mia testa ad essere scassata!?!?! ;-)
Ciao ciao

Oggi l’ONU sostiene che l’indipendenza del Sahara è irrealistica

Ottimo riassunto che mi arriva da google alerts.

Da Torino, essendo consapevoli del vuoto informativo sulla questione, abbiamo aperto un blog http://saharalibretorino.blogspot.com
per diffondere questa lunga storia di vergogne concatenate: dall’assurdo comportamento del governo spagnolo di allora (Franco muore solo 6 giorni dopo gli accordi tripartiti di Madrid) all’invasione da parte di un paese che aveva ricevuto l’aiuto del popolo saharawi nella lotta contro l’imperialismo francese e spagnolo, per finire nella vergognosa inattività dell’ONU che vede sedere, all’interno del proprio Consiglio di sicurezza, due alleati del Marocco nel compiere questa aberrazione: Francia (primo partner economico del Marocco, forniva armi da guerra) e Usa (a chi fondamentalmente fa molto comodo la presenza di un regime servile e corrotto quale il Marocco nell’area del Maghreb, Reagan e il Mossad finanziarono e disegnarono rispettivamente il muro della vergogna di cui si parla, mentre Kissinger ideo la Marcia Verde).

Per chi fosse interessato sull’argomento e visto che in italiano non esiste molto materiale, butto di nuovo l’invito a fare un salto nel ns blog. In Italia esistono anche associazioni più o meno attive (Toscana ed E-Romagna ad esempio) e una associazione nazionale.

Per finire: se qualcuno non sa cosa fare quest’estate: recatevi nei Territori Occupati dal Marocco e constatate cosa vuol dire vivere nella propria terra derubati dai più elementari diritti.

cari saluti e grazie Nick per la tua pubblicazione.

Grazie a te per l’opportuno commento!
Come ben sai, non sono sufficienti queste poche righe per riassumere gli oltre trent’anni di orrori…
Io mi sono limitato a riportare alcuni stralci dell’introduzione alla mia tesi in Sociologia del Diritto, che ho discusso pochi mesi fa, nella speranza che qualcuno si incuriosisse alla questione saharawi.
Complimenti per il blog… ottimo lavoro.
Ciao
Nico

Grazie AX, se ogni tanto vuoi scrivermi un contributo lo pubblico volentieri. Sentiti libero di mettere dei link al tuo blog, tra l’altro!

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